Etica Naturale

SULLA MANIPOLAZIONE GENETICA

Archiviato in: Bioetica — Valerio Russo 8 Aprile 2009 @ 23:31

“Gli odierni cloners tentano di mutare il tipo fisiologico dell’essere vivente. Il che significa o miscelare insieme esseri «non previsti» dalla natura e di cui non si potrebbe più (o non si potrà) verificare se sia lecito annoverarli tra le specie ancora sconosciute; oppure tali da abolire l’unicità dell’individuo, dato che essi sarebbero delle repliche viventi (in un certo senso «gemelli», per non dire duplicati) di altri individui. Mentre la guerra atomica significa la distruzione degli esseri viventi inclusi gli uomini, la clonazione significa la distruzione della specie qua species, forse la distruzione della specie uomo attraverso la produzione di nuovi tipi di specie.”¹

Ciò che Günther Anders intende con “cloning” non è riferito unicamente all’attività di clonazione dell’uomo sull’uomo, ma abbraccia un significato più ampio, che viene determinato dalle stesse parole del filosofo: “Parlo qui del cosiddetto cloning, della manipolazione dei geni; cioè della possibilità di produrre nuovi «inauditi» e non previsti generi e specie, o persino duplicati d’individui esistenti.”²
La manipolazione dei geni contro cui si pronuncia Anders fa parte di quel percorso già intrapreso con l’eugenetica positiva che, passando per il miglioramento dell’individuo, nonché per il trattamento di quest’ultimo come materia, giunge alla genetica come creazione di nuovi temi che si sottraggono dalla gamma di variazioni già concesse a tutte le specie dando luogo ad esiti mai esistiti prima in natura.

¹ G. Anders, Die Antiquiertheit des Menschen. II: über die Zerstorung des Lebens im Zeitalter der dritten industriellen Revolution (trad. It. a cura di M. A. Mori, L’uomo è antiquato. II: Sulla distruzione della vita nell’epoca della terza rivoluzione industriale, Bollati-Boringhieri, Torino, 2007), p. 18.

² Ivi, p. 17.