Etica Naturale

IL MERCATO DELL’AVORIO NON E’ SAZIO: GLI ELEFANTI IN PERICOLO

Archiviato in: Notizie dal mondo — Valerio Russo 24 Luglio 2008 @ 21:35
GINEVRA - Dopo un divieto lungo 19 anni, sta per ritornare in commercio l’avorio. Il Cites, l’organismo delle Nazioni Unite che veglia sugli scambi di fauna e flora che rischiano l’estinzione, si riunirà domani a Ginevra per autorizzare la vendita di oltre cento tonnellate del materiale ricavato dalle zanne degli elefanti. L’allarme viene lanciato dagli ambientalisti che temono l’inizio di una nuova strage di dimensioni simili a quella che negli anni ‘80 portò all’abbattimento di circa settecentomila esemplari solo nel continente africano.

Il mio pensiero:
Sinceramente resto allibito dalle contraddizioni che la società capitalista sta sviluppando giorno dopo giorno.
Abbiamo assistito ultimamente alla dura lotta che alcuni uomini hanno intrapreso contro altri per la salvaguardia delle balene: l’esito è stato positivo, addirittura un paese è intervenuto contro un altro bloccandone il violento mercato cui auspicava.
Ma oggi pare che il mondo non abbia memoria e che il mercato in primis, non impari dal passato: Messe temporaneamente al riparo le balene, un nuovo attacco viene ora diretto contro gli elefanti.
La Cites ha infatti autorizzato la Cina ad ottenere lo status di “trading partner” e partecipare ad una vendita autorizzata d’avorio africano (si stimano 150 tonnellate); questo per premiare gli sforzi di Pechino nel contrastare il traffico illegale di avorio…
Sono perplesso lo ammetto; è come se ad un’organizzazione criminale venisse riconosciuta la licenza di uccidere come premio per aver tenuto a bada i propri sicari.
Al di là del fatto che questa similitudine potrà apparire agli occhi di molti troppo dura, credo tuttavia che ogni artificio letterario non renderebbe a pieno la follia di una simile decisione; se è vero che il contrabbando viene combattuto per difendere gli elefanti, perché il compenso deve essere una partita di cadaveri legalmente uccisa?
Personalmente mi sfugge la comprensione dell’istante in cui la lotta per il contrabbando dell’avorio si sleghi dalla lotta per proteggere gli elefanti, in modo che divengano due momenti separati e indipendenti, tali da permettere un nuovo massacro.
A tutto ciò c’è da aggiungere che la caccia illegale non è del tutto terminata; secondo l’IFAW (International Fund for Animal Welfare) , nel solo periodo 2000-2002 sono state sequestrate in Africa circa 18 tonnellate di avorio che corrispondono all’uccisione di 450-500 elefanti (teniamo bene a mente il fatto che il traffico scoperto è potenzialmente il 10% del contrabbando reale).
Leggo inoltre, che questi avvenimenti coincidono con l’entrata in scena delle organizzazioni criminali asiatiche(dunque la metafora usata precedentemente non è poi andata tanto lontana dalla realtà), che importano l’avorio grezzo dall’Africa per lavorarlo proprio in Cina.
Apprese queste notizie mi domando: perché nel mondo invece di realizzare un impegno concreto contro il contrabbando si giunge a legalizzare la caccia di un animale a rischio d’estinzione?
Allan Thornton, dell’Agenzia britannica di monitoraggio dell’ambiente ha dichiarato: “Se si consentirà loro di importare legalmente l’avorio, si aprirà la possibilità di una gigantesca copertura del traffico illegale». Ed io mi permetto di proseguire: Questa piccola concessione alla Cina avrà una sola conseguenza: L’ESTINZIONE degli elefanti.

Gli elefanti, nonostante la loro mole, sono dei mammiferi estremamente fragili, basti pensare che hanno una gestazione di 21 mesi, al termine della quale viene partorito un solo piccolo; fermiamoci adesso a riflettere sul fatto che il loro massacro viene perpetrato per ottenerne avorio dalle zanne, un materiale non necessario alla sopravvivenza dell’uomo e che al contrario viene utilizzato solo per produrre oggetti di lusso (l’inutilità).
Ma nel caso specifico, che necessità ha la Cina dell’avorio? Pare che il paese necessiti di questo materiale per produrre lussuose bacchette per il cibo (l’ironia dell’inutilità)…
…Ci troviamo ancora un volta gettati di fronte all’arroganza umana che osa estirpare la vita di un essere non per nutrirsi, non per difendersi ma per ornare il proprio banchetto..E tale riflessione ci condurrà ancora una volta di fronte all’orrore per la nostra specie.