IL DELFINO
Il Delfino.
Non so dar del tempo alcuna definizione
tale dote appartiene all’umana comprensione;
guardo così indietro, tra realtà e mito
e ripercorro le storie che ci hanno unito.
Ricordo il fugace amor tra ‘l dio dei mari Poseidone
e Melanto, splendida figlia di Deucalione
dar l’ origine a Delfi, la mitica città
ove la mantica apollinea dava responso della divinità.
Rinnova l’incontro fra le nostre essenze oh giovane umano!
dissolvi l’abissi dell’oblio fino a tendermi la mano;
torneremo in terra di Grecia seguendo strade leggendarie,
vivrai la carezza dell’ armonia nelle sue radici originarie.
Se Scilla, le sirene e il tritone erano le belve del mare,
io ero l’unico di cui ti potevi fidare;
e seppure allo spartan Falanto non mancasse il coraggio,
ricorse al mio aiuto nel mezzo del temibile naufragio.
Ma ahimè l’equilibrio è ormai mutato
or volgi le tue armi contro Natura che t’ha originato
come immemore del nostro sentimento
salpi in mari di sangue senza pentimento.
Le creature periscono sotto il dissolvimento della tua responsabilità,
abbrutimento d’una coscienza reclusa nelle moderne città.
Ed io ti prego: Destati da questo letargo,
che tornino i sentimenti tuoi all’antico riguardo.
Se ancora il cuor tuo riesce nel meravigliare
quando sopra l’onde mi vedi volteggiare,
nuotiamo assieme fino a perderci nel mare
fluidi sulla pelle, dolce carezzare.
Ti condurrò a rimirar lo spazio annullarsi all’orizzonte
teatro natural che del pensier nobile è fonte.
E nello scorcio immortal del cielo unirsi al mar
ogni emozione in un sorso d’anima vedrai riaffiorar.
Seguimi dunque mentre cavalco la forza delle acque
recupera il tuo amore, se mai tra questa spuma giacque.
Valerio Russo
