LA COERENZA DELL’ IRRESPONSABILITA`
Recentemente il consigliere provinciale Giancarlo Carocci ha dichiarato fermamente che, ogni cittadino, dovrebbe poter decidere di terminare legalmente la vita del proprio animale con una semplice puntura, soprattutto nei casi in cui:
-L’animale da affezione non possa più essere tenuto in casa; cause: il trasferimento in un’abitazione più piccola, o l’allargamento della famiglia.
-L’animale da lavoro si riveli inadatto agli scopi che l’allevatore aveva previsto per lui, divenendo dunque nient’altro che un peso economico.
A sostegno di tali prospettive, Carocci ha addotto il proposito di voler evitare il sovraffollamento dei canili – definiti da lui dei lager- i quali gravano irrimediabilmente sul bilancio economico della regione, nonché del paese.
Dell’illegalità di una simile proposta davanti al diritto, è stato già trattato nell’articolo: Carocci: “Se il cane da` fastidio, meglio la soppressione”. Il presente articolo ha, invece, lo scopo di esaminare i risvolti morali delle argomentazioni suggerite dal consigliere.
La legalizzata uccisione dell’animale si baserebbe dunque su due presupposti fondamentali: la venuta meno dell’affezione da parte del/i padrone/i, e la liquidazione dei costi proporzionalmente alla liquidazione dell’animale stesso.
La domanda è a questo punto la seguente: cosa accadrebbe se portassimo queste argomentazioni sino alle loro estreme conseguenze? Ed ancora: fino a che punto una simile legittimazione della liquidazione può essere sostenuta?
Si veda ad esempio il caso dell’animale da affezione: il cucciolo scelto dalla famiglia che successivamente sente la necessità di disfarsene. Appare chiaro quanto questa argomentazione sia unicamente collegata al grado di affezione dell’uomo, il quale regolerebbe il proprio agire in base alla presenza o meno di tale disposizione d’animo.
Considerare l’affezione come bussola fondamentale dell’agire umano implica una deviazione nel segno dell’arbitrarietà, una privazione di quell’oggettività richiesta dalle direttive morali. In questo senso ogni relazione sociale equivarrebbe ad un edificio costruito sull’acqua, ed ogni tessuto solidale risulterebbe compromesso. Persino nella sfera familiare si assisterebbe a risvolti drammatici: a quale situazione si andrebbe incontro se un bambino non fosse più voluto dai suoi genitori?
Infine, se il taglio ai costi delle strutture di ricovero e degenza rappresenta uno standard cui fare riferimento, si potrebbe estendere tale presupposto agli stessi ospedali che ospitano i pazienti. Quale beneficio si avrebbe per il sistema sanitario nazionale se la “medicina Carocci” venisse applicata per liberare i posti letto?
Valerio Russo
